L’intermediario senza detenzione: posizione di garanzia?

La figura dell’intermediario non trova definizione nel D.Lgs 152/06, pur
essendo ivi citata. Soccorre la dottrina, che definisce l’intermediario figura
deputata a favorire il rapporto tra i soggetti principalmente coinvolti nella
gestione (produttore/detentore, trasportatore, destinatario finale) e a garantire che il produttore collochi i rifiuti nel modo migliore. Egli può, se necessario, prestarsi anche ad un’opera di consulenza.
Caratteristica peculiare è l’assenza di contatto materiale con i rifiuti, cioè
l’assenza di detenzione.
Autorevole dottrina sostiene che l’attività di intermediazione senza
detenzione è esclusa dalla gestione. La gestione è, infatti, “la raccolta, il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti, compreso il controllo di queste operazioni, nonché il controllo delle discariche dopo la chiusura”. L’attività dell’intermediario senza detenzione non può essere considerata raccolta (“operazione di prelievo, di cernita o di raggruppamento dei rifiuti per il loro trasporto”), né trasporto o recupero/smaltimento, in quanto è assente un qualsiasi contatto materiale con il carico. Il disposto di cui all’art. 178, comma 3 del D.Lgs 152/06 – che prevede che “la gestione dei rifiuti è effettuata conformemente ai principi di precauzione, di prevenzione, di proporzionalità, di responsabilizzazione e di cooperazione di tutti i soggetti coinvolti nella produzione, nella distribuzione, nell’utilizzo e nel consumo di beni da cui originano i rifiuti, nel rispetto dei principi dell’ordinamento nazionale e
comunitario, con particolare riferimento al principio comunitario chi inquina paga” -avrebbe natura meramente programmatica e non sarebbe suscettibile di far scaturire obblighi e responsabilità, oltretutto penali. È noto che fonte della responsabilità penale possono essere unicamente disposizioni che delineano obblighi specifici e ben determinati (Cass. Pen., Sez. III, 09- 01 -07, n. 137).
Quanto all’obbligo dell’intermediario senza detenzione di iscriversi all’Albo
nazionale gestori ambientali – previsto ex art. 212, comma 5 del D.Lgs 152/06 – avrebbe esclusivamente lo scopo di approntare un elenco esaustivo di coloro che operano nel settore onde permettere controlli efficaci.
Una recente pronuncia del Tribunale amministrativo del Veneto1 sovverte
tale impostazione. Si tiene conto dell’obbligo sancito dall’art. 212 del D.Lgs
152/06 di iscrizione all’Albo nazionale dei gestori di rifiuti anche per gli
intermediari senza detenzione. Di qui si ritiene non condivisibile che “la mancata disponibilità del rifiuto implicherebbe l’esenzione da ogni responsabilità in ordine alla gestione” in quanto “una simile affermazione confligge con i principi di responsabilizzazione e cooperazione di tutti i soggetti coinvolti nel ciclo afferente la gestione dei rifiuti e non rende ragione dell’obbligo di iscrizione all’Albo nazionale dei gestori che non avrebbe alcun senso”. E ancora “la corretta gestione dei rifiuti grava su tutti i soggetti coinvolti nella loro produzione, detenzione, trasporto e smaltimento,
poiché si tratta di soggetti investiti di una posizione di garanzia in ordine al corretto smaltimento dei rifiuti”.
La giurisprudenza rintraccia il fondamento di tale posizione di garanzia nella
“esigenza di assicurare un elevato livello di tutela all’ambiente”, che è oltretutto un principio cardine della politica ambientale comunitaria.
Senza voler nulla togliere all’autorevolezza del Tribunale che si è pronunciato, ci permettiamo di nutrire riserve in ordine al ragionamento seguito.
Difficilmente riusciamo a collocare l’attività di intermediazione senza detenzione nel quadro delle attività gestorie ex art. 183, comma 1 lett. d) del D. lgs 152/06, mancando – per l’appunto – qualsiasi contatto materiale con il carico dei rifiuti, che impedisce di configurare operazioni di raccolta, trasporto e smaltimento. Né può dirsi che l’intermediario svolga un controllo su tali attività. Del resto, l’iscrizione all’Albo gestori ambientali, che il Tribunale Amministrativo assume quale dato determinante ai fini dell’attribuzione all’intermediario di una posizione di garanzia, potrebbe avere semplicemente lo scopo di fornire un ulteriore elemento di trasparenza nel settore rifiuti. L’Albo, non a caso, rappresenta un punto di riferimento per le imprese che producono rifiuti e che li affidano ad operatori – si spera – qualificati, nonché per le amministrazioni pubbliche e per i cittadini.
Le perplessità si rafforzano se poi si considera che l’iscrizione all’Albo è
requisito per lo svolgimento dell’attività di commercio e intermediazione dei
rifiuti senza detenzione e che, invece, non sono tenuti all’iscrizione coloro che
esercitano commercio e intermediazione dei rifiuti che detengono. Sembra
evidente che il Legislatore ritenga sufficiente il controllo esercitato sull’attività di detenzione di rifiuti mediante le iscrizioni e autorizzazioni previste per le
specifiche attività di gestione. E sembra ragionevole che l’obbligo di iscrizione
per i soli intermediari senza detenzione sia stabilito proprio in funzione di un
controllo su tali attività – sempre in funzione di tutela dell’ambiente – che
altrimenti mancherebbe.

1 TAR Veneto, Sez. III, 20-10-2009, n. 2623
Di qui tutto il resto sembra cadere. La gestione dei rifiuti – è chiaro – deve
svolgersi conformemente ai principi di precauzione, di prevenzione, di
proporzionalità, di responsabilizzazione e di cooperazione di tutti i soggetti
coinvolti nella produzione, nella distribuzione, nell’utilizzo e nel consumo di
beni da cui originano i rifiuti, nel rispetto dei principi dell’ordinamento nazionale e comunitario. Ma tale principio non risulta violato se si estranea l’intermediario da responsabilità in ordine alla gestione, in quanto egli – semplicemente – è fuori della gestione.
Vale, per di più, un’ altra considerazione. Ammettendo di comprendere
l’intermediario senza detenzione nella cerchia dei soggetti coinvolti nella
gestione si apre il problema di chiarire in concreto la posizione di garanzia di
tale soggetto (sganciata peraltro dalla detenzione) sia in ordine alla regolarità del tragitto del rifiuto che della corretta compilazione del formulario. Se è pur vero che la prassi prevede l’indicazione del nominativo dell’impresa intermediaria nelle annotazioni del formulario di identificazione del rifiuto, né nel D.M. n. 145/1998 (che riporta il modello approvato di formulario), né nella Circolare Gab/Dec/812/98, né tanto meno nell’art. 193 del D.Lgs 152/06 si rinviene l’espressa previsione di siffatto obbligo di annotazione. A ciò si aggiunga che l’art. 193 del D.Lgs. 152/06 neppure include tale soggetto tra i destinatari delle copie del citato formulario. Di norma l’intermediario non partecipa in alcun modo alla redazione del formulario.
Lo stesso articolo 258 del D. Lgs. 152/06, tra l’altro, che sanziona la
violazione degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e
dei formulari, non contempla la violazione della corretta compilazione del
formulario in capo all’intermediario.
Il soggetto che affida i rifiuti ad altre persone per le operazioni successive è
obbligato a considerare la loro affidabilità e le autorizzazioni relative e
competenze. Nel caso di omesso controllo si realizza culpa in eligendo e cioè una condizione della catena causale senza la quale l’evento non si sarebbe verificato.
E, quindi, si concreta un concorso nel reato integrato dalla condotta del terzo
affidatario del carico proprio in quanto le cautele richieste in ordine alla scelta
del soggetto cui affidare il carico non sono state adottate. In tutto questo potrebbe
inserirsi l’attività di un intermediario, che si adopra per fare in modo che il
produttore possa scegliere nel modo migliore l’affidatario del carico. Egli resta al di fuori delle operazioni di gestione e si limita a suggerire una figura professionale e se mai a fornire consulenza sull’opportunità. Non è compreso,
quindi, tra i protagonisti della gestione che hanno un generico dovere di
controllo sulle fasi svolte da altri soggetti. Nulla toglie, naturalmente, che possa essere configurabile una eventuale responsabilità penale dell’intermediario, ma al di fuori della posizione di garanzia.
Attendiamo quindi ulteriori chiarimenti dalla giurisprudenza, confidando in
argomentazioni convincenti o piuttosto in un mutamento di tendenza.

A cura dello Staff di Ambiente Legale

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